Percorsi pensati per ogni fase della vita

A chi mi rivolgo

Mi rivolgo a giovani adulti, adulti e coppie, offrendo percorsi personalizzati che tengono conto dei bisogni specifici e del momento di vita che si sta attraversando.

I giovani adulti fanno parte di una fase evolutiva specifica che si estende dai 19 ai 30 anni e viene definita “emerging adulthood” o età del giovane adulto emergente. Tale fase del ciclo di vita presenta bisogni, compiti evolutivi e crisi specifiche che la rendono distinta sia dall’adolescenza che dall’età adulta ed è caratterizzata da profondi cambiamenti, incertezze ma anche libertà di scelta.

I giovani, che vivono l’epoca storica attuale, si trovano a dover gestire una serie di cambiamenti sia lavorativi/formativi che relazionali: il prolungamento dell’iter di studio è visto come unica possibilità per avere accesso ad un lavoro soddisfacente dal punto di vista sia personale che economico, quindi l’ingresso nel mondo del lavoro è molto ritardato rispetto a decenni fa e quasi sempre caratterizzato da un concomitante prolungamento della coabitazione con i genitori.

Ad oggi, poi, la realtà lavorativa in cui i giovani si inseriscono è caratterizzata da frequenti discontinuità (cambi di mansione, di posizione e licenziamenti) che richiedono una flessibilità sempre maggiore, spesso in sé fonte di stress.

Le dinamiche famigliari sono al centro di questi cambiamenti nella misura in cui la coabitazione diventa oggetto di sofferenza e conflitti tra adulti (non più adolescenti); considerando poi che sembra essere in aumento anche il numero di NEET (Not in Education Employment or Training), ovvero giovani under 30 che non sono impegnati né nello studio, né nel lavoro, né nella formazione.

Dall’altro lato della medaglia, questa epoca può essere anche considerata come età delle pluri-possibilità e dell’ottimismo, cioè una fase in cui non avere ancora individuato obiettivi specifici può essere un vantaggio che porta maggiore libertà di scelta; diversamente da un tempo, in cui il futuro del giovane era spesso predeterminato dalla condizione economica e dalla famiglia di origine.

Essere più liberi di scegliere comporta però anche un rischio per il giovane: valutare incautamente la fattibilità dei propri progetti potrebbe farlo incorrere a sua volta in una fase di stallo evolutivo, nella quale il perseguire progetti irrealizzabili lo destina ad un inevitabile fallimento.

Portare avanti le proprie scelte è legato all’esplorazione identitaria: mentre scelgo che strada intraprendere, mi costruisco l’idea di chi voglio essere o diventare e questo è un compito evolutivo complesso. Se l’adolescente è mosso verso l’esplorazione guidato da curiosità, gusto del piacere o del proibito, il giovane adulto utilizza l’esplorazione per definire se stesso e raggiungere un’identità stabile nel lavoro e nelle relazioni.

Tutti questi cambiamenti possono generare una sofferenza psicologica che può manifestarsi con:

  • Momenti di stallo nello studio che portano il giovane a chiedersi continuamente se si stia imboccando la strada giusta.
  • Un senso di instabilità cronica e incertezza nel definire se stessi, con la sensazione frequente di essere rimasti indietro rispetto ai coetanei, alimentando un senso di inadeguatezza e pressione sociale.
  • La paura di non vivere una vita abbastanza significativa perdendo occasioni e quindi di essere esclusi (FOMO, Fear of Missing Out), prodotta da un confronto incessante con le vite (apparentemente perfette) degli altri alimentato dai social media, che può erodere l’autostima in un circuito che si autoalimenta.
  • Difficoltà relazionali famigliari prodotte da tensioni frequenti nel rapporto con i genitori: la difficoltà di raggiungere l’indipendenza economica e abitativa produce un prolungamento della coabitazione non sempre facile. Questo può creare tensioni nel distacco dai genitori, generando sensi di colpa o, al contrario, una frustrante sensazione di dipendenza che rallenta la crescita personale.
  • Ansia per il futuro e senso di vuoto: di fronte a infinite possibilità, può insorgere una paralisi decisionale o una stanchezza mentale legata al dover essere sempre “performanti” e pronti al cambiamento.


In un percorso di psicoterapia queste sono di solito le problematiche di partenza da cui è possibile ricostruire una formulazione strutturata e condivisa che spiega il funzionamento della singola persona e guida verso il cambiamento.

Si tende comunemente a pensare all’età adulta come al tempo della stabilità e alla fase in cui le scelte fatte in precedenza si portano avanti con consapevolezza e serenità. Come tutte le fasi della vita però, anche l’età adulta porta con sé sfide e complessità che toccano principalmente i temi delle responsabilità lavorative, delle dinamiche famigliari e amicali, non ultimo la ricerca di un senso personale.

Ecco le principali aree tematiche che solitamente emergono in un percorso terapeutico per adulti:

  • Ansia e stress da performance collegati agli standard e ai ritmi elevati che spesso la società impone e che possono tradursi in uno stato di allerta costante, attacchi di panico e in un senso di soffocamento.
  • Difficoltà relazionali che possono riguardare le amicizie, le dinamiche della coppia o quelle con la propria famiglia di origine. Lavorare sulle relazioni permette di comunicare meglio i propri bisogni e di costruire legami più sani e soddisfacenti.
  • Difficoltà di adattamento a eventi situazionali come la perdita o il cambio di lavoro, un lutto o il compimento di un’età “simbolo” (40 o 50 anni) possono indurre la persona a fare bilanci esistenziali che incidono sull’autostima e talvolta sull’identità.


Naturalmente l’elenco precedente potrebbe non essere esaustivo delle fonti di sofferenza della vita adulta e non va tralasciato il fatto che ognuna di queste problematiche deve sempre essere inserita in una formulazione strutturata e condivisa che spiega il funzionamento della singola persona e guida verso il cambiamento.

La vita di coppia richiede equilibrio, manutenzione e, talvolta, il coraggio di guardarsi allo specchio attraverso l’altro. Sebbene il conflitto sia una componente naturale di ogni legame, quando i momenti di tensione superano quelli di benessere, la relazione può trasformarsi in una fonte di sofferenza anziché di sostegno.

Ecco le dinamiche più comuni che possono spingere una coppia a cercare supporto professionale:

  • Difficoltà di comunicazione. Non si tratta solo di “non parlarsi” ma di come lo si fa. Spesso la comunicazione si riduce a un ciclo di critiche, difesa, ostruzionismo e disprezzo. L’obiettivo della terapia è trasformare l’attacco in espressione dei propri bisogni profondi.
  • Gestione dei conflitti e della rabbia. Le discussioni ricorrenti sugli stessi temi (soldi, educazione dei figli, gestione della casa) portano a un logoramento emotivo. In terapia si impara che il conflitto non va necessariamente eliminato, ma gestito, affinché diventi un’occasione di crescita invece che di rottura.
  • Distanza emotiva e fisica. Con il tempo, la routine o i carichi familiari possono portare a un progressivo allontanamento. La perdita di intimità e la diminuzione del desiderio sessuale sono segnali di un legame che necessita di maggiore attenzione.
  • Infedeltà e rottura della fiducia. Un tradimento è spesso un evento traumatico che scuote le fondamenta della coppia. Tuttavia, può anche diventare il punto di partenza per una ricostruzione più autentica, basata sulla trasparenza e sulla comprensione delle mancanze che hanno preceduto la crisi.
  • Interferenze esterne e transizioni. L’arrivo di un figlio, la gestione delle famiglie d’origine o un lutto possono destabilizzare l’equilibrio della coppia. Il mancato svincolo dai genitori o l’incapacità di adattarsi ai nuovi ruoli crea tensioni che necessitano di una ridefinizione dei confini interni ed esterni.


La terapia di coppia può essere un valido alleato solo se entrambi i partner sentono il desiderio di salvare il legame ma avvertono di non avere più gli strumenti per farlo da soli; non serve a stabilire chi ha ragione, ma a costruire un nuovo equilibrio funzionale in cui entrambi possano sentirsi nuovamente visti e accolti.